XXIV Convegno Nazionale di Studi

15 settembre 2009

gardenclub

XXIV° Convegno Nazionale di Studi San Vincenzo (Li) – Garden Club Toscana – (10/14 Maggio 2006)

 

“Cambiamenti Organizzativi Nelle Imprese, Trasformazioni nel Mercato del Lavoro e Attività di Vigilanza”

 

Introduzione ai lavori di Fedele Sponchia

Un convegno impegnativo, quello di quest’anno!Convegno164

Ma senza presunzione dobbiamo anche dire che ben pochi, come noi ispettori, hanno il privilegio di vivere quotidianamente i cambiamenti organizzativi delle imprese e le trasformazioni del mercato del lavoro.

Finita la campagna elettorale e tutti i suoi condizionamenti mediatici è doveroso per noi tornare a riflettere, dando, come sempre, un supporto culturale a quanto vediamo ogni giorno.

Parleremo, perciò, insieme ai nostri ospiti di tutti quei fenomeni macroeconomici che mi sembra rappresentino i veri e prioritari problemi di questo paese.

Parleremo di economia sommersa che sembra sia diventato un tema di attualità, (e speriamo questa volta in modo serio), anche se c’è ancora tanta confusione nelle diverse statistiche in circolazione.

Convegno171Pensate che s econdo i rilievi del rapporto Schneider l’incidenza dell’economia sommersa in Italia sarebbe pari al 27% del PIL, con un reddito occultato tra i 340 e i 425 miliardi di euro.

Mentre secondo un’altra agenzia straniera, la McKinsey , il sommerso in italia toccherebbe il 24% del Pil.

Saremmo quindi una nazione di grandi evasori e ci sarebbe un bel pozzo cui attingere per risanare i conti pubblici.

Dalle cifre fornite dall’ Istat , invece, il sommerso si aggirerebbe tra i 193 e i 217 miliardi, pari al 15% del PIL.

Ma al di là dell’esattezza di tali dati una cosa è fondamentale:

la necessità che si crei una diversa sensibilità rispetto a questo problema, che sicuramente è enorme , da parte di tutto il sistema Italia, dei governanti, dei sindacati, dei patronati, delle organizzazioni datoriali convincendoci tutti che essa non aiuta a creare posti di lavoro per ridurre le tensioni sociali.Convegno190

Al contrario, e non scopro l’acqua calda nell’affermarlo, l’economia sommersa soffoca la crescita economica e la produttività perché falsa le regole della concorrenza, incentivando le imprese poco produttive a restare piccole e scoraggiando l’espansione e lo sviluppo di quelle più produttive.

Inoltre presenta costi sociali, sia per i lavoratori che per i consumatori, molto elevati e non è affatto sicuro che prima o poi sia destinata a emergere.

La già citata società di consulenza, Mc Kinsey , conclude che sono sufficienti una buona amministrazione pubblica e una buona macchina fiscale per combattere l’economia sommersa.

Secondo noi, queste due cose da sole non bastono, se mancano idee chiare sulle strategie da adottare e soprattutto una forte volontà politica nel sostenerle.

E per far trionfare quella che noi chiamiamo la cultura della legalità non è sufficiente neppure la pur necessaria ed importante riforma dei meccanismi che sovrintendono al funzionamento e all’amministrazione degli organi accertatori, ma servono anche convinzioni, ideali, tensione morale, azione, strumenti all’altezza dei tempi, idee innovative e disposizioni concrete per gli operatori della vigilanza.

Convegno267E disposizioni concrete non sono certamente quelle contenute nel recente decreto legislativo 124, quello che avrebbe dovuto razionalizzare tutte le attività di controllo, con una massiccia azione formativa per tutti.

Ma quando, dove, con quali mezzi ?

Disposizioni concrete non sono certamente quelle che hanno incrementato l’organico ispettivo del Ministero del Lavoro con l’assunzione di 800 nuovi ispettori, e poi, con comportamenti, a dir poco contraddittori, non impiegare nella loro specifica attività istituzionale, non solo questi 800, ma neanche i funzionari già esperti perché mancano i fondi necessari per coprire le spese vive che questi dovrebbero affrontare, come il costo della benzina o i biglietti per gli autobus.

E queste non sono favole ma è quello che sta accadendo da un po’ di tempo ai colleghi della DPL.

Disposizioni concrete non sono certo l’estensione del potere di diffida agli ispettori degli Enti Previdenziali che appesantisce inutilmente il lavoro anziché snellirlo come era nelle intenzioni, eppure non sono mancate le nostre proposte per renderlo veramente funzionale.

Come non funzionano ancora gli organismi che esaminano i ricorsi se è vero, come è vero, che nella maggioranza dei casi i direttori dell’Inps e dell’Inail leggono il ricorso solo durante la discussione del caso.Convegno547

Basterebbe inviare agli Enti interessati copia del ricorso qualche giorno prima della seduta, ma sembra che ciò non sia possibile perché in alcune direzioni manca la carta per fare le copie.

Se questo è il vero motivo la nostra Associazione si impegna a fornire 5 risme di carta gratis ad ogni richiedente. Non capisco, poi, perché gli ispettori verbalizzanti non possano venire a conoscenza dell’esito dei ricorsi, quanto meno per evitare nel futuro gli stessi errori, se sono stati tali.

Ma a parte le battute e le ardite richieste prepariamoci a sentir parlare di molti dei grandi problemi macro-economici del nostro paese, della crisi e dei cambiamenti dell’economia da parte del Prof. Riccardo Paternò , titolare della cattedra di economia internazionale presso l’università di Napoli e presidente della “ Ernst & Young Business School ”, e, subito dopo, dal responsabile scientifico del nostro centro studi, l’amico prof. Francesco Paolo Rossi , delle trasformazioni del mercato del lavoro e dell’attività di vigilanza che a queste trasformazioni non può non adeguarsi.

Convegno180Il dibattito che ne seguirà inevitabilmente scivolerà sulle problematiche sollevate dalle recenti trasformazioni del mercato del lavoro, realizzato con la legge 30, ove un’enfasi eccessiva sulla moltiplicazione dei contratti flessibili ha contribuito a creare un clima di incertezza che colpisce soprattutto i gruppi di persone più deboli: i giovani, le donne e i lavoratori del Mezzogiorno.

Vista la diversità delle posizioni delle forze politiche e sociali sull’argomento, noi proponiamo che, per trovare un accordo si esplori la distanza (che c’è, e non è poca) tra quella che poi sarebbe stata definita la legge Biagi e invece il libro Bianco che Marco Biagi aveva, ben prima, realizzato, convinto com’era che la legalità fosse la condizione necessaria per lo sviluppo della persona attraverso un ambiente di lavoro sicuro, la tutela sindacale, il contatto con le migliori tecnologie, la formazione continua, la mobilità di un mercato trasparente.

Ed è proprio in questi suoi convincimenti che si può trovare il cammino da riprendere, perché qui egli non si limitava a prevedere forme di flessibilità per i lavoratori ma inseriva forme importanti di riequilibrio, sia riscrivendo il sistema degli ammortizzatori sociali, sia portando anche altri sul mercato.

Chi dovrà assumere incarichi di governo spero sia animato dallo spirito dei “ liberi e forti” , quello che possedevano i nostri padri costituenti, che ci hanno dato una magistrale lezione di vita, che la storia ha tramandato ai posteri a caratteri cubitali.

Nonostante alcuni di loro avessero subito il carcere e le persecuzioni fasciste e avessero validi motivi per abrogare quelle normative seppero salvaguardare quanto di buono c’era stato in quel regime, mantenendo parte di quella legislazione, compresi i contratti corporativi, il codice Rocco e la riforma Gentile.Convegno538

Prevalse in loro il senso dello stato.

A nostro parere la legge 30 non va abrogata ma migliorata con opportune modifiche e integrazioni perché, a 3 anni dalla sua entrata in vigore, è in alcune parti inapplicata, e, anzi, in molti contratti le parti sociali hanno già convenuto esplicitamente che, in quell’impresa o in quel settore, non sarà mai applicata.

Ad esempio è servito a poco modificare lo schema contrattuale ed il nome dei co.co.co, come ha fatto la legge 30.

Per i contratti a progetto manca ancora una necessaria formazione, mancano quegli ammortizzatori sociali che evitino lo sbocco in un deprimente precariato per i nostri giovani.

Ma è soprattutto l’utilizzo che se ne fa che molto spesso si traduce in vere forme di sfruttamento.

Ricordo che l’intesa del 5 luglio 2002 scandiva senza equivoci lo scambio negoziale su cui sarebbe poi stata avviata l’approvazione della legge Biagi.

Convegno154Le parti sindacali firmatarie avevano accettato di introdurre maggiori flessibilità nel mercato del lavoro, a condizione di una rigorosa opera di bonifica nel terreno delle collaborazioni fittizie , le quali, anche in virtù di un potenziamento dei servizi ispettivi, « andranno correttamente ricondotte – si legge nel Patto – a fattispecie di lavoro subordinato sulla base di criteri oggettivi ».

Ma perché non si parla più di quell’importante circolare che dettava le norme che gli ispettori avrebbero dovuto seguire nel controllare i rapporti di lavoro parasubordinati e colpire quelli fittizi ?

Ci sembra di vedere nell’attualità tante contraddizioni.

Avvertiamo in tutto ciò scarsa volontà ad affrontare il problema.

Il cambiamento nel mondo del lavoro, anche rispetto alla qualità, al modo di essere dell’occupazione è, oggettivamente, inevitabile.

Ma lo si presenti per quello che è, per come deve essere.Convegno236

Non fingiamo con noi stessi, con i nostri figli.

Il rapporto di lavoro lo si consideri autonomo, se così è.

Lo si consideri dipendente se non può che essere così.

Non si accettino le finzioni, i soprusi, le imposizioni.

Non è solo in gioco una riduzione del costo del lavoro, è in gioco la tutela del rischio della salute, della vita del lavoratore.

Chi voglia oggi valutare nel merito l’impatto della legge Biagi dovrebbe dunque partire da qui: dalla promessa cioè di una maggiore rigidità nell’impiego di forme di lavoro dipendente mascherato.

E forse queste anomalie in parte sparirebbero se si superassero

Convegno149i «vantaggi» contributivi del contratto a progetto rispetto al lavoro subordinato puntando sulla progressiva parificazione dei contributi sociali e relative prestazioni di tutte le forme di lavoro, cosa che proponiamo da vent’anni, e nel contempo promuovere la continuità dei rapporti di lavoro.

Per quanto riguarda la contribuzione, poi, questa può, anzi deve essere ridotta.

Ma anche per questo c’è una sola possibilità: convincerci tutti che la piaga del sommerso deve essere sconfitta.

L’ altra strada è quella, difficilmente praticabile , della riduzione delle prestazioni.

Ecco perchè contro il sommerso dobbiamo tutti lavorare.

Ma è bene intendersi subito su cosa intendiamo per lotta al sommerso.

Per noi lotta al sommerso non è solo contrastare il lavoro nero, come, invece, sembra emergere dai numerosi convegni di questi giorni.

La lotta al lavoro nero, come abbiamo già detto, è un problema di doverosa moralizzazione, ma certamente non riempie le casse degli enti previdenziali e dell’erario.

Per lotta al sommerso bisogna, perciò, intendere anche il contrasto di ogni forma di elusione, e cioè:

  • l’occultamento di parte della retribuzione,
  • i benefici contributivi e le prestazioni indebite,
  • i mascheramenti di rapporti di lavoro subordinato attraverso contratti di parasubordinazione o di associazione in partecipazione,
  • e le molte altre forme di elusione che questa platea ben conosce.

E in questo senso allora una nuova politica della vigilanza che affronti evasione, elusione e precarietà, (e questo lo sottolineo con forza) « potrebbe essere » già di per sé una nuova politica economica.Convegno241

E dalla constatazione che fare “politica della vigilanza” significa fare “politica economica” nasce il mio attuale, ragionevole ottimismo sul futuro dei corpi ispettivi.

Il nostro paese ha bisogno di noi per combattere queste gravi anomalie di cui ho fatto cenno.

E’ certo che ci saranno ostacoli politici da superare, ma se non ci avvicineremo ai livelli europei di evasione ed elusione, se non adotteremo una nuova politica della vigilanza, questo paese non ha alcuna speranza di uscire dalla crisi.

La lotta al sommerso, così come noi l’intendiamo, è divenuta il vero banco di prova di tutte le riforme.

Ecco perché il futuro non può non vederci protagonisti

Una delle giornata del nostro convegno si caratterizzerà per la sua elevata qualità.

La prof. Consorti , che molti di voi ben conoscono, ci parlerà dei rapporti, nell’ambito delle varie strategie aziendali, tra competitività e sistema di protezione sociale.

Convegno242Sappiamo tutti che la prosperit à di ogni genere di impresa è strettamente legata alla migliore atmosfera sociale possibile , quindi che abbiano una particolare attenzione rivolta alle persone ed anche al concetto del lavoro.

La cultura di fondo di un’impresa così organizzata contribuisce all’affermazione di valori aziendali permanenti e diffusivi sui quali si consegue una vocazione di eccellenza che implica anche l’assunzione di responsabilità sociali, attraverso il conseguimento della correttezza contributiva e fiscale, una politica di adeguamento retributivo delle maestranze, la salubrità e la sicurezza del posto di lavoro, il rispetto delle normative vigenti nell’impatto con il mondo esterno.

Con il prof. Paolone parleremo, invece, della conoscenza dell’impresa attraverso la funzione informativa del bilancio.

At traverso il bilancio, infatti, si pu ò risalire al patrimonio e al reddito di un’azienda, cio è alla sua ricchezza e al risultato della sua gestione.

Recentemente l a normativa a riguardo ha subito notevoli modifiche: ricordo tra l’altro, la riforma del diritto societario, il regolamento comunitario del Consiglio europeo, che ha imposto alle societ à quotate in borsa l’utilizzo dei principi contabili internazionali, il decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38, che amplia la fetta di societ à obbligate a redigere il proprio bilancio nel rispetto dei principi sopra ricordati, per finire con la recentissima legge sul risparmio.

Tutti temi di grande attualità, quindi, sui quali sentiremo, oltre a quello dei due cattedratici, anche il parere dei nostri illustri ospiti che rappresentano le parti sociali più rappresentative del paese.Convegno252

In un’altra giornata del nostro convegno festeggeremo, (e lo dico con orgoglio perché forse siamo i primi a farlo), un evento culturale straordinario: i cento anni della nascita di un servizio ispettivo sul lavoro.

Risale, infatti, al 19 luglio del 1906 la promulgazione della legge 380 che dava approvazione ad una convenzione con la Francia per regolare, secondo condizioni di reciprocità, la protezione degli operai e istituire due casse per la raccolta di fondi per il sussidio delle vittime di infortuni sul lavoro.

Si deve al ministro Coccu-Ortu la firma della circolare che istituiva i primi tre circoli di ispezione del lavoro a Milano, Torino e Brescia.

La storia dell’ispezione del lavoro in Italia parte, quindi, da quel lontano 1906, quando un ministero del lavoro ancora non era stato istituito e detti circoli dipendevano dal ministero dell’agricoltura, dell’industria e del commercio.

Non mi dilungo in altri dettagli perché i nostri illustri ospiti ve ne racconteranno tutta l’evoluzione: la nascita, la crescita, la…

Capisco, vi sono passati nella mente gli ultimi avvenimenti, la grande confusione in cui viviamo, tutte le promesse non mantenute.

Convegno306E’ a dir poco ridicolo prevedere nella finanziaria un incremento dell’attività ispettiva e nel contempo eliminare l’indennità di missione, unico modesto incentivo di circa 5 euro percepito da tutti i funzionari ispettivi pubblici, nei giorni in cui operano fuori del comune di residenza, ottenendo un ridicolo risparmio di appena 5 milioni di euro, che corrisponde a quanto recupera in un giorno il solo corpo ispettivo dell’Inps.

Quanta incongruenza! Quanta confusione!

Certamente un grave errore politico che, oltre ad aver arrecato un indiretto danno economico al bilancio dello stato, ha soprattutto demotivato i corpi ispettivi che in tale provvedimento hanno colto la scarsa importanza che si da alla lotta all’evasione, al di là dei proclami di facciata, e al quale auspico si rimedi nei primi atti del nuovo governo, nell’ambito di un programma concreto di rilancio dell’attività ispettiva.

Nell’INAIL in molte sedi, anche importanti, di ispettori di vigilanza non ce n’è che uno o due.

Sembra quasi che si sia scelto di portare ad naturale esaurimento la loro funzione, contrariamente a quanto avevamo sentito dire due anni fa dai vertici dell’istituto.

E’ questa la scelta strategica ?Convegno565

Di un nuovo reclutamento, peraltro già deliberato, non si parla più, come non si sente parlare di sostituzione dei personal computer, ormai decisamente obsoleti.

Analoghi incomprensibili ritardi si devono registrare per l’attuazione dell’accordo del 29 luglio 2004 sulla griffatura delle posizioni di C 3 e C 4.

Anche nell’ENPALS si continuano a registrare ritardi sul piano normativo e organizzativo.

Non si scorge da parte dell’Ente un vero progetto da perseguire, sia in termini di programmazione e indirizzo dell’attività ispettiva per contrastare la fortissima evasione e elusione nel settore dello spettacolo, sia sul piano fondamentale del controllo di tutto il territorio.

Ai colleghi di quell’Ente non sono stati ancora estesi alcuni istituti contrattuali del CCNL 2001, fatto che li vede perciò penalizzati rispetto ai colleghi INPS e INAIL.

Nell’INPS ci è stato chiesto un impegno straordinario e, nonostante sia diminuito il numero degli ispettori, dall’accertato di tre anni fa, 500 milioni di euro circa, siamo passati ad un miliardo di euro, oltre le sanzioni, due anni fa e altrettanto l’anno scorso, per non parlare degli 80.000 commercianti non iscritti, scoperti grazie a moderne tecnologie di controllo, alle quali abbiamo dato un grosso contributo come centro studi.

Convegno572E quest’anno ?

Se fossimo in privato ad ognuno di noi verrebbe la voglia di usare le braccia per fare un gestaccio, ma per rispetto agli ospiti non lo facciamo.

Anzi con il nostro comportamento stiamo ancora una volta dimostrando che il nostro impegno non è scemato ed anche quest’anno stiamo rispettando la tabella di marcia, e l’accertato aumenta anziché diminuire.

Ma fino a quando se il progetto di una moderna organizzazione della vigilanza è ancora chiuso in chissà quale cassetto; se il contratto integrativo per gli ispettori slitta di mese in mese, creando negli ispettori la convinzione di essere amati di essere amati nella stessa misura in cui i tacchini amano il Natale.

Di formazione, che è tanto necessaria in questi momenti, non se ne parla e prevale il fai da te o qualche convegno regionale che organizziamo come ANIV.

Non fateci perdere la pazienza, mantenete le promesse le promesse che ci avete fatto in questi anni, come noi manteniamo i nostri impegni.

Nonostante tutto ciò noi non perdiamo la speranza.Convegno574

La speranza, come sapete, “è memoria più desiderio”

E il nostro desiderio è che la memoria dei principi e dei valori, contenuti nella legge del 1906, che ho citato prima, non vada perduta, ma possano essere rilanciati da quegli uomini di buona volontà, qui presenti, che sperano e si adoperano per una vigilanza sul lavoro anche nel terzo millennio.

Oltretutto avremo la possibilità di confrontarci con Dirigenti di similari servizi di ispezione sul lavoro di altri paesi europei.

Sono anni che cerchiamo questo confronto. Ci siamo finalmente riusciti. Lo studio comparato dei diversi modi di fare ispezione in europa, sarà un vero arricchimento culturale per tutti.

Credo di aver illustrato sufficientemente questo nostro 24° convegno.

Non occupo più altro tempo.

Convegno580Pochissimo, ancora, per un augurio:

  • che i lavori siano proficui e rispettino la validità dei nostri precedenti incontri;
  • che questo nostro piccolo contributo alla nazione, al mondo del lavoro ci faccia sentire ancora una volta utili .

Incalzano tempi nuovi e difficili.

Non si parla che di globalizzazione, che eccita le imprese, spaventa i sindacati, inebria gli uomini di cultura, imbarazza i politici, seduce i consumatori e sgomenta i giuristi, perché insidia antiche e consolidate certezze.

Noi nulla possiamo contro la sua ineluttabilità.

Noi, però, che viviamo la vita degli uffici, dei cantieri, delle fabbriche, noi raccomandiamo a chi può: l’Uomo.

Noi sogniamo di non vedere mai più cantieri dove al nostro apparire è tutto un fuggi- fuggi.

Noi sogniamo un mondo in cui non si muoia di lavoro, per il lavoro.Convegno593

Noi sogniamo, e da sempre questa è la nostra aspirazione, di contribuire alla modernizzazione del paese attraverso una seria lotta all’evasione.

Come ANIV offriamo, come sempre, alle nostre amministrazioni, ai politici alle nostre OO.SS., la nostra esperienza, i nostri sperimentati dati riguardanti il mondo del lavoro.

Insieme dobbiamo e possiamo bandire l’evasione, l’elusione e la precarietà da questa nostra società, per dare un futuro sereno ai nostri figli, per avere i mezzi per realizzare quelle riforme che interessano veramente i cittadini tutti.

Gli ispettori garantiscono la totale disponibilità.

Anzi, di più, come ripetiamo da anni: la passione, l’impegno sociale.

Noi non attendiamo altro che la volontà politica di essere utilizzati al meglio, anzi sognamo di essere utilizzati al meglio in questa lotta perché, oggi, purtroppo, solo il sogno ci mantiene in vita, forti, pronti, nonostante tutto, a raccogliere e vincere le nuove sfide, perché memori di quanto più volte ci ha ripetuto il nostro amato e indimenticabile prof. Billia nei convegni degli scorsi anni: “ Non smettete di sognare, non tutti i sogni svaniscono all’alba ”.

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